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Atessa: un profilo storico

Il profilo urbanistico di Atessa , insignita dei riconoscimenti di città del vino e città dei motori, svetta alto e solenne sulle balze e sui rilievi che degradano verso il Sangro: i suoi orizzonti  spaziano dalla Majella e dall’altopiano di Monte Pallano fino al verde-bruno della pianura ed alla striscia blu del mare Adriatico.

Presente e passato declinano un raro equilibrio: grandi e piccole aziende al vertice dell’economia regionale segnano le tappe del progresso e della qualità della vita economica e produttiva, ma la memoria storica è in gran parte racchiusa a monte, nel fitto reticolo del centro storico, con le sue grandiose chiese, le porte, i vicoli, le rue, le piazze e gli slarghi panoramici così densi di vissuto antropologico.

La vocazione insediativa del territorio vanta testimonianze antiche ed eccellenti fin dalla preistoria,  presso il Lago Nero di Monte Pallano ed a Fonte Tasca di Archi, gravitante su San Luca di Atessa, sede di un villaggio del bronzo finale ( IX-VII sec.a.C.), con tracce archeologiche della coltivazione dell’olivo, un segno ancora portante del paesaggio agricolo.

Ma il cuore antico di Atessa e dei paesi vicini è nelle pieghe di Monte Pallano, nella maestosa cinta megalitica,  le Mura Paladine (V-IV sec. a. C.), un’opera di ardita ingegneria difensiva , ma anche nei corredi tombali di Coste di Serra ,  nei numerosi reperti sparsi nel territorio e soprattutto nel melanconico Torso di Atessa (VI sec. a. C.), una statua acefala in calcare. Scoperte archeologiche più recenti e scavi effettuati dalle missioni angloamericane arricchiscono di continuo la storia del territorio e ci restituiscono il vissuto degli antichi abitanti.

Con la romanizzazione si infittiscono i ritrovamenti ed i punti di forza si coagulano nella struttura urbana di età ellenistico-romana di Fonte Benedetti su Monte Pallano, con il suo immenso foro ad U contornato di botteghe commerciali ed artigianali, e nel tempio di Passo Porcari di Atessa che ha restituito una stupenda e raffinatissima statuetta bronzea di probabile produzione magnogreca. Dopo la caduta dell’impero romano ed il lungo periodo di invasione e crisi, bisogna attendere l’Alto Medioevo per il ripopolamento del territorio, con gli stanziamenti longobardi, la colonizzazione monastica benedettina e la nascita di borghi, villaggi e paesi, tra cui Atessa.Cattedrale di San Leucio Nel Chronicon Farfense di Gregorio di Catino, in riferimento alle vicende che riguardano il monastero benedettino di Santo Stefano in Lucana, possesso di Farfa, troviamo la prima menzione storica di Atessa ( IX sec.) e la documentazione sulle complesse e molteplici vicende della città nell’acquisizione progressiva dei beni del monastero, citato poi negli atti come Santo Stefano di Atessa.

Tuttavia più fascinosa ed accattivante è la leggenda di fondazione di Atessa, perché contiene l’interpolazione e la contaminazione di elementi storici, religiosi e mitici. La fabula racconta di un dragone immane e vorace di sangue umano che dimorava nel vallone di Rio Falco e divideva i due abitati di Ate e Tixa, posti su due opposte alture, terrorizzando la popolazione inerme. L’uccisione del bestione da parte di San Leucio, vescovo di Brindisi, libera il territorio dal mostro malefico e favorisce la fusione dei due opposti abitati con un processo di conurbazione e con l’edificazione, nel nodo di saldatura, di una chiesa in onore del Santo Vescovo, all’interno della quale si conserva ancora un costolone del drago ucciso.

Menzionata come castellum  nel catasto feudale del Catalogo dei Baroni ed in varie bolle papali, nei secoli X-XIII, Atessa diventa una realtà solida con la strutturazione urbanistica ben definita dei due nuclei di San Michele e Santa Croce e con la presenza di diverse chiese: San Giovanni,  Santa Croce, San Michele, San Domenico, infine la cattedrale di San Leucio, citata fin dal IX sec. nei documenti farfensi, nelle bolle papali ed in un placito giudiziale dell’anno 874.
Nel 1269 Atessa subisce il giogo della servitù feudale e viene concessa al francese Radulfo di Cortinacio e poi al dispotico e violento Ademario Maramonte, trucidato dalla folla inferocita ed esasperata. Ma nel 1305 Atessa ottiene il condono delle colpe commesse e lo status di Università libera , con statuti municipali propri, dietro pagamento di 2000 once d’oro.

Sono questi anni fecondi sotto il profilo economico e culturale. L’opera più importante è sicuramente l’ampliamento della chiesa di San Leucio, la cui facciata, nel 1312, viene abbellita dalle opere scultoree ancora esistenti, tra cui il rosone angioino a ruota, opera del Petrini, a cui si aggiungono nel tempo altri capolavori, come la croce capitolare in argento dorato (XIV sec.), l’ostensorio di Nicola da Guardiagrele (1418), il busto argenteo di San Leucio (1731) e un pregiato coro ligneo (XVIII sec.), recentemente restaurato. Dell’antico assetto interno della chiesa è venuto alla luce un affresco, databile intorno al XIII sec., che rappresenta una processione eucaristica, con evidenziazione del calice e dell’Ostia Magna, una rara ed antichissima testimonianza del culto del Divin Sacramento.
Nel 1348 la regina Giovanna I D’Angiò concede di nuovo la città in feudo a Lallo Camponeschi, a cui si succedono altri feudatari. Nel 1366 l’Università di Atessa acquista da Antonio Caldora, per la somma di 1150 ducati d‘oro i feudi di Castelluccio e Monte San Silvestro . In seguito, per circa un trentennio (1478-1507),  Atessa torna ad essere considerata città di regio demanio ed assegnata in dote dal re Ferrante alla moglie, la regina Giovanna.

Subentrati, dopo aspre lotte, gli  Aragonesi sul trono di Napoli,  nel 1507 anche  il re Ferdinando il Cattolico concede Atessa in feudo a Fabrizio Colonna, ripristinando così la servitù  feudale, destinata a durare tre secoli, fino alle leggi sull’eversione della feudalità di G. Bonaparte e G. Murat. E’ un arco di tempo lunghissimo, costellato anche da calamità naturali, pestilenze e carestie ricorrenti. I principi Colonna posseggono Atessa col titolo di Marchesi e come “utili signori” sono investiti di grandissimi poteri. Ma, sotto le spinte illuministiche, nel XVIII sec., si indebolisce la posizione dei feudatari e, di conseguenza, anche quella dei Colonna. Le idee rivoluzionarie francesi, accolte dai cittadini dei ceti alti, sono tuttavia avversate dalla popolazione di Atessa che tenta di opporsi, nel 1799, all’ingresso dei Francesi in città, subendone poi una dura rappresaglia. Rimasta sostanzialmente fedele ai Borboni nelle alterne vicende del periodo napoleonico,  Atessa,  nel sec. XIX, non ottiene i benefici sperati e subisce gli effetti disastrosi anche di carestie e epidemie di colera.

Nel frattempo si è arricchito il tessuto urbanistico della città di palazzi e di edifici pubblici e privati. Sorgono nuove chiese o  vengono ampliate o ristrutturate quelle già esistenti: Santa Giusta o Madonna della Cintura, San Pietro, San Gaetano, Madonna del Carmine o San Rocco, San Bartolomeo poi Maria S.S. Addolorata e altre numerose chiese ora scomparse ( San Luca, Santa Margherita, Sant’Andrea, San Lorenzo, Santa Liberata, San Nicola ecc.). Il grande fervore religioso si concretizza anche nella fondazione dei conventi e monasteri: di Santo Spirito ( 1341),   su terreno acquistato dal beato Roberto di Salle; di San Domenico (1275) annesso all’omonima chiesa ed ora Palazzo Municipale e Teatro comunale; dei Carmelitani, annesso nel 1603 alla chiesa del Carmine; di San Giacinto delle monache Clarisse  (1667); infine il convento di Santa Maria degli Angeli, meglio conosciuto come San Pasquale, dei Frati Minori, fondato nel 1408 da Fra Tommaso da Firenze, ora oasi naturalistica e spirituale. Inoltre sul colle di San Cristoforo viene eretta una colonna votiva per il patrocinio del Santo durante la peste del 1657 . Molto attive anche le numerose Confraternite che prestano opera assistenziale agli indigenti e malati ed ai pellegrini ricoverati negli ospizi o ‘spedali’ che sorgono presso diverse chiese.

Vengono ristrutturate le porte urbiche: San Giuseppe, già Porta delle Fonti, con arco di forma gotica del sec.XI, rimaneggiata nel XIV sec.; Santa Margherita ( XIII sec.); la Porticella , già Santa Giusta ( XIV sec.); l’Arco ‘Ndriano ( XVIII sec.), già Porta San Nicola ( XIII sec.). Delle altre porte, Santa Croce, San Lorenzo, Sant’Antonio, San Giovanni o Porta Cannella, non ci sono rimasti resti architettonici. Anche l’edilizia privata celebra i suoi fasti in numerose residenze gentilizie tra cui i palazzi Coccia Ferri  (1569), De Marco (XV sec.), Flocco (XVI sec.), Marcolongo (XVIII sec.) , Spaventa (XIX sec.) e Ferri (XIX sec.).

Dopo le imprese garibaldine e la proclamazione del Regno d’Italia, in Atessa è attivo il fenomeno del brigantaggio, non in chiave filoborbonica, ma determinato dalla miseria e dalla fame, soprattutto dei contadini.
Le vicende belliche del XX sec. segnano profondamente la vita della comunità atessana : 135 i morti della I guerra mondiale, numerosi i feriti ed i mutilati, decorati come Cavalieri di Vittorio Veneto; 79 militari e 21 civili i caduti della II guerra mondiale che, soprattutto nelle ultime fasi, semina anche in Atessa morte e distruzione e provoca nella popolazione disagi terribili .

Atessa si affaccia sulla scena del dopoguerra e della democrazia con speranze nuove ed energie positive. Alla febbrile operosità della ricostruzione post-bellica, ai nuovi ritmi impressi alla produzione agricola ed artigianale,  alla crescita ed all’affermazione di un efficiente ospedale, si affiancano iniziative commerciali ed imprenditoriali che culminano nella costituzione di un attivissimo nucleo industriale che trasforma la Valle del Sangro, un tempo ricoperta da paludi e da selve, in un’area florida e industriosa che ha permesso e permette a migliaia di lavoratori di trovare un’occupazione stabile e redditizia e di migliorare il proprio stile di vita. Sevel, Honda, Valagro, Pail, Bimo, MVS,  per citarne solo alcune, sono le aziende che segnano il nucleo industriale, accanto a più piccole imprese artigianali ,  ditte di autotrasporti, cooperative, gestori della ristorazione ed altri addetti ai numerosi servizi che ruotano intorno agli stabilimenti più grandi.

Accanto all’industria anche l’offerta cuturale e sportiva qualifica la città di Atessa. Spettacoli, rassegne ed incontri culturali animano in ogni stagione il teatro comunale; la mostra permanente dei presepi presso l’ex mercato coperto e quella de “I colori dell’acqua” presso l’ex chiesa di San Pietro,  il Museo Aligi Sassu presso Palazzo Ferri, con 210 opere del grande maestro donate dal cognato Alfredo Paglione, la biblioteca comunale, la sezione di libri d’arte, donati da Valter Storto e sistemati in un’ala della stessa biblioteca e la prossima apertura, presso Palazzo Ferri,  della mostra permanente di quadri e sculture donati sempre da Valter Storto, contornati da un ricco calendario di manifestazioni ed eventi culturali, hanno impresso nuove spinte di conoscenza ed approfondimento, motivato nuovi interessi in tutta la popolazione ed attivato nuovi flussi turistici.

Anche lo sport conosce una nuova stagione, con la costituzione di un’unica squadra di calcio, che ha riunito le polisportive del centro e della valle, e con i club che praticano diverse discipline ed organizzano gare e manifestazioni, tra cui le prestigiose Atessiadi estive. Inoltre l’assessorato alla cultura e le numerosissime associazioni presenti in città promuovono e gestiscono iniziative ed eventi, musicali,culturali, sportivi, religiosi, enogastronomici  ecc., di grande spessore, tra cui citiamo, solo a titolo esemplificativo, la Passione di Gesù, Corti antiche, la Rassegna bandistica con  il premio “A.Di Iorio”, la Rassegna di Teatro dialettale con il premio “ Il drago d’oro”, Atessa in jazz, la Festa del contadino, il Ferragosto atessano ed altri allettanti appuntamenti ludico-culturali.

a cura di  ADELE CICCHITTI